CORRIERE DELLA SERA LIVING N.05, 2026
VISIONI
Testo FRANCESCA ESPOSITO
Foto PETER RIGAUD per Living
«Una casa rispecchia il tuo mondo interiore. È una struttura che ti sostiene, avvolge
e protegge. Lascia che tu possa respirare». L’artista concettuale Jorinde Voigt racconta
la sua relazione con questo ex opificio industriale primi 900 sulla Sprea, a Berlino
L’artista multidisciplinare Jorinde Voigt ritratta sulla scala di legno dalle tinte rosa disegnata con l’architetto Daniel
Verhülsdonk. Divano Profile di Roberto Tapinassi e Maurizio Manzoni, Roche Bobois; tavolini Bell di Sebastian Herkner,
ClassiCon. In tutta la casa, fiori a cura di Raimund Orfeo Voigt
L’opera a parete Potential VI di Jorinde Voigt ha ispirato la palette della casa. Suo anche il tavolino About Stability – Scope
n. 7, vernice e cera oleosa su legno. Nel salotto diviso da tende di velluto blu disegnate dall’artista, divano Mr. Big di Hertel
& Klarhoefer, Bolia; sulla sinistra, la batteria del figlio Oskar (in questa pagina). Tavolo e sedute cinesi del 1800; a soffitto,
l’opera Skyloop di acciaio di Voigt (nella pagina accanto)
Jorinde Voigt (sotto) vive a Berlino nella zona di Treptow, poco distante da Kreuzberg, con il figlio Oskar e una famiglia allargata di
amici e artisti. Su suo disegno la cucina nei toni dell’azzurro; sgabelli Wishbone di Hans Wegner. A parete, Pink Rhythm (1) di Voigt (nella pagina accanto)
Lo studio-atelier di Jorinde Voigt a Oberschöneweide. Le sue opere
sono esposte in tutto il mondo, dall’Art Institute of Chicago al Centre
Pompidou di Parigi, dal Kunsthaus Zürich al MoMA di New York
«Le opere che porto dalla galleria cambiano
spesso: sperimento com’è vivere con loro, spesso: sperimento com’è vivere con loro,
come fossero compagni di vita. come fossero compagni di vita.
Quando mi stufo, le sostituisco»
JORINDE VOIGT
«Quello che mi appassionava di più durante i fine settimana era
girovagare per Berlino alla ricerca di luoghi abbandonati, scaval-
care recinzioni e curiosare, di nascosto, in vecchi edifici fantasma.
Immaginare gli spazi, anticipare una visione, vedere per prima
quello che sarebbe stato». Mente d’artista Jorinde Voigt, e di
rango. È presente al MoMA di New York e al Centre Pompidou
di Parigi. Artista e flâneur. Nel 2010, poco più che trentenne,
insieme a un amico progetta il suo nuovo spazio e ci trasloca. Con
discrezione mette le sue iniziali sul citofono di una vecchia fab-
brica nel quartiere Treptow, poco lontano da Kreuzberg. «Per
una minimalista la cui vita poteva essere racchiusa in una valigia
abitare 400 metri quadrati è stata una scelta complessa e ben
meditata». Si tratta di un ex edificio industriale di trasformatori
elettrici d’inizio 900 sulla Sprea, il fiume che attraversa la capitale
tedesca da un capo all’altro e si biforca dove ha sede l’isola dei
musei. A progettare questa cattedrale laica dell’espressione con-
cettuale è, insieme a Jorinde, l’architetto Daniel Verhülsdonk. Ha
ideato uno spazio legato al suo metodo di lavoro funzionale e
trasformabile, dove arte, architettura e vita quotidiana sono in
costante interazione. L’edificio è diviso in
due volumi: una grande hall anteriore e
l’abitazione sul retro; la scala collega uffici,
biblioteca, terrazze e cucina all’ambiente
principale. I mattoni, rivestiti da una pa-
tina di sabbia che li alleggerisce e li rende
quasi trasparenti, sono la memoria viva
dell’archeologia industriale sopravvissuta
al periodo bellico, mentre la gradinata rosa
appena rinnovata è – sostiene l’artista –
metafora di progresso e sviluppo. «La
mattina presto, poco prima che l’alba si
insinui dalle grandi finestre, il silenzio è
quasi assordante». Alle 5, mentre il figlio
dorme, Jorinde cammina sui pavimenti di
cemento, tra i blu e i verdi scuri di mobili
e pareti; i passi echeggiano nelle altezze
siderali di soffitti che toccano i 9 metri.
«Mi sento come fossi in una chiesa, a volte
potrei perdermici in tutto questo vuoto,
avverto il rischio. Solo un attimo. Poi il
vuoto si riempie subito di idee. C’è un’at-
mosfera quasi fatale: ogni giorno osservo
il passaggio dal blu ultramarino intenso e
scuro della notte all’oro del sole che sorge».
Quindici anni fa, quando Jorinde si è tra-
sferita qui, l’indirizzo comprendeva casa
e bottega. «Dipingevo tutto il giorno, ave-
vo bisogno di un posto minimalista, con
una rigorosa legge geometrica che mi per-
mettesse di mettere ordine ai pensieri,
dandomi calma e sicurezza. Oggi lo studio-
atelier dove lavoro insieme al mio team si
è allontanato, è a dieci minuti, direzione
Oberschöneweide». Con una formazione
al Royal College of Art di Londra e alla
Berlin University of the Arts, studi in fi-
losofia e sociologia e un curriculum chilo-
metrico di collezioni, mostre, esposizioni,
musei e gallerie, Voigt dal 2019 insegna
Disegno concettuale e pittura ad Ambur-
go. «Una casa rispecchia il tuo mondo interiore. È una struttura
che ti sostiene, avvolge e protegge. Lascia che tu possa respirare.
Abitare è un viaggio nella mente, nella memoria e nelle emozioni,
le stanze si susseguono una dopo l’altra con un ritmo fatto di
superfici, colori e persone. Lo spazio non è mai uguale a se stesso,
cambia spesso durante la giornata: rifugio del pensiero la mattina,
a cena diventa luogo condiviso e collettivo per una famiglia al-
largata fatta di vicini, artisti, amici, più una squadra di adolescenti
tredicenni amici di mio figlio. Anche le opere che porto dalla
galleria cambiano spesso: sperimento com’è vivere con loro, come
fossero compagni di vita. Quando mi stufo, le sostituisco». Un
grande lucernario sul tetto si affaccia su un castagno di 150 anni,
si riesce a intravedere anche un ciliegio in fiore. «Nei weekend
sono sempre fuori all’aria aperta, nel giardino intorno. È il pro-
getto a cui sto lavorando con più dedizione, mi prendo cura delle
piante, le conosco tutte, le venero come divinità. Osservo con
amore la loro crescita, a volte riesco a prevedere un germoglio
che sboccia».
jorindevoigt.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
L’artista davanti alla porta in ottone della galleria-atelier a Oberschöneweide (sopra). Seduta a moduli in velluto, lacca e legno Battery
(Soft Sculpture), opera di Voigt come il grande quadro sulla parete di destra Epikur Letter to Pythokles VIII, inchiostro, grafite, foglia d’oro
e argento su carta (nella pagina accanto)